Cibo ed emicrania: sono correlati?

mal di testa

Ciao a tutti,

oggi vorrei parlarvi di un argomento che coinvolge un sintomo di cui molti di noi soffrono: l’emicrania. Ma ci siamo mai chiesti se il cibo e l’emicrania possano essere correlati?

Prima di tutto è giusto dare una definizione di emicrania, anche se tutti noi la definiamo semplicemente e comunemente “mal di testa”. Con il termine generico cefalea si raggruppano tutte le tipologie di dolori alla testa esistenti. In generale si distinguono le cefalee primarie, ovvero che non hanno alcuna patologia alla base, come accade nel caso dell’emicrania, e le cefalee secondarie, ovvero causate dalla presenza di altre patologie. La più importante delle cefalee primarie è l’emicrania, si presenta generalmente con un dolore acuto o pulsante che solitamente inizia nella parte anteriore o su un lato della testa.mal di testa L’attacco può salire di intensità, estendersi alla regione frontale, coinvolgendo la fronte e le tempie. Può durare poche ore o persino giorni, con sintomi variabili da soggetto a soggetto, che possono essere in molti casi insopportabili: dolore pulsante, nausea, vomito, sensibilità alla luce e ai suoni. Talvolta l’emicrania è preceduta da alcuni segnali (emicrania con aura), il paziente avverte dei flash di luce, annebbiamenti ad uno a o ad entrambi gli occhi, formicolio agli arti, rigidità del collo, difficoltà nel parlare. Il soggetto colpito da emicrania deve spesso ricorrere al riposo completo in un ambiente tranquillo, isolato e buio. L’emicrania è definita cronica quando presenta sintomi per almeno 15 giorni al mese per tre mesi successivi. Le donne hanno tre volte più probabilità di soffrire di  emicranie.

Quali sono le cause dell’emicrania?

Le cause dell’emicrania non sono ancora del tutto chiare. È certo che più fattori giochino un ruolo determinante:predisposizione genetica, fattori esterni, patologie sistemiche, fattori ormonali. Talvolta è stata segnalata la correlazione tra emicrania e il consumo di alcuni alimenti o bevande. Sicuramente c’è un legame con stress, disturbi del sonno, cambiamenti climatici, uso di alcuni farmaci e problemi fisici.

Quali sono i cibi considerati come possibili scatenanti dell’emicrania?

I cibi considerati responsabili dell’insorgere di emicranie alimentari sono diversi: i formaggi stagionati, le bevande alcoliche (in particolare vino rosso e birra), i sottaceti, i cibi marinati o in scatola e i frutti (come l’avocado, i lamponi, fichi e le banane), yogurt, caffè e tè, bibite con caffeina (es.cocacola), aspartame (un dolcificante), glutammato monosodico (un esaltatore di sapidità che è contenuto soprattutto nei dadi da brodo, nella salsa di soia, in alcuni snack e nei preparati per zuppe), cioccolato e cacao, cibi grassi e fritture.

Gli attacchi di emicrania sono stati ricollegati, in numerosi studi, alla presenza naturale di alcune amine negli alimenti. Queste sostanze, contenenti azoto, sono presenti in animali, piante e batteri e spesso contribuiscono a determinare i sapori e gli aromi tipici degli alimenti. Le amine degli alimenti delle quali si conoscono gli effetti in questo campo sono: la tiramina, la feniletilamina e l’istamina. Sembra che le persone che soffrono di emicrania non riescano a metabolizzare in tempi brevi queste sostanze che, restando più a lungo nell’organismo, causano i mal di testa.

Come è possibile agire?

Agire sull’alimentazione

Purtroppo il problema dell’emicrania non può essere risolto solo a tavola, in quanto quest’ultima è provocata da una serie di diario alimentarefattori differenti, come anticipato prima, ma l’esclusione o la limitazione di certi alimenti può contribuire ad arginarlo. Con la supervisione di un medico in collaborazione con un nutrizionista, è quindi utile intraprendere uno scrupoloso piano alimentare, eliminando pochi alimenti per volta ed annotando sul proprio diario i cibi che sono stati consumati, gli orari dei pasti e se ci sono state dei miglioramenti o peggioramenti riferiti al disturbo. E’ impensabile eliminare contemporaneamente tutti gli alimenti che possono avere un ruolo nella generazione dell’emicrania perché non aiuta a capire se e quali di questi sono coinvolti nell’avvio e nel potenziamento del mal di testa. Quando l’esclusione di un dato cibo per qualche settimana non porta a benefici significativi, questo può essere reintegrato nella dieta, eliminandolo dalla lista dei possibili alimenti scatenanti.

Un’altro aspetto da prendere in considerazione sono le variazioni della concentrazione ematica di glucosio (ipo od iperglicemia) che possono fungere da elemento induttore nell’emicrania. Per questo motivo, è consigliato consumare pasti piccoli e frequenti, evitando il digiuno prolungato.

Agire utilizzando farmaci specifici

Premessa doverosa: Io non sono un medico e non ho le competenze per consigliare farmaci e non è il mio obiettivo! In questa sezione dell’articolo riporto, per completezza, degli studi  e delle evidenze che si basano sull’utilizzo di alcuni farmaci specifici utilizzati per l’emicrania. Ogni persona che soffre di questi disturbi deve rivolgersi ad un medico specialista prima di prendere qualsiasi tipologia di farmaco o fare delle cure da autodidatta!!!

Nei casi più gravi, in cui la cefalea non accenna a diminuire malgrado le rinunce alimentari, è opportuno fare ricorso a farmaci specifici, ma solo e sempre previa prescrizione medica, come ho già specificato poco fa. Il rapporto tra amine presenti negli alimenti e mal di testa fu individuato inizialmente (studi degli anni ’80-’90) nei pazienti sottoposti a terapie inibitorie contro la tubercolosi e anti-depressive ai quali venivano somministrati farmaci a base di monoamine ossidasi (MAO). La funzione di questi enzimi MAO è di metabolizzare le amine potenzialmente nocive prima che si diffondano nel sangue. È possibile, inoltre, che l’emicrania abbia una componente ereditaria. Alcune persone potrebbero avere una deficienza genetica di enzimi MAO che spiegherebbe l’insorgere dei mal di testa.

I triptani sono indicati per il trattamento di crisi emicraniche di intensità grave o moderata e della cefalea a grappolo. Poiché, oltre che sul dolore, sono efficaci anche sui sintomi di accompagnamento del mal di testa come nausea e vomito solitamente non richiedono l’associazione con antiemetici. Gli studi hanno osservato che danno in genere buoni risultati sul singolo attacco, ma non sono né preventivi né curativi.

Spero, come sempre, di essere riuscita  a darvi una visione generale e abbastanza completa sull’argomento! Per domande o curiosità sono sempre disponibile!

A presto

Valentina♥ 😉

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