I significati del cibo

I Significati del Cibo


La rubrica Alimentiamo La Mente prende il nome dal progetto omonimo che Valentina, biologa nutrizionista, e Sonia, terapista della neurospicomotricità dell’età evolutiva, hanno fondato nel 2017 per rispondere ad esigenze emerse dal lavoro quotidiano con i loro grandi e piccoli pazienti.

La scelta di unire due professioni apparentemente così distanti risiede nel duplice significato che

hanno il cibo stesso e le abitudini alimentari di ciascuno.

Parlare di alimentazione non è solo parlare di cosa, quanto e quando una persona mangia, è molto di più.

Nel libro “Il bambino da 0 a 3 anni” il dottor T. B. Brazelton scrive: “Nello stesso istante in cui una madre si porta per la prima volta il bambino al seno, sa istintivamente che, per il benessere del bambino, il messaggio d’amore fornito insieme all’atto nutritivo è importante quanto lo stesso cibo. E ha ragione: senza questi messaggi, il cibo non basterà a nutrire lo sviluppo emotivo, o anche solo fisico, del bambino.”

Da queste parole possiamo ben capire come il momento del pasto non sia solamente il momento di consumo di quanto preparato ma anche un tempo di scambio affettivo tra neonato e la mamma prima e tra il bambino e il resto dell’ambiente famigliare nelle epoche successive.

Si viene così a creare un circuito comunicativo indiretto, una sorta di telefono senza fili in cui il messaggero è proprio il cibo stesso e la sua modalità di consumarlo.

Pensiamo a quanto sia importante che, nelle prime settimane di vita, le madri imparino a riconoscere i diversi significati del pianto del proprio bambino: per fame, per dolore, per sonno o semplicemente per richiamare a sé l’attenzione.

Supponiamo che un bambino pianga per un disagio, ad esempio male al pancino, e la madre per calmarlo lo porti al senso, pensando che abbia fame.

 

 Quello che si viene a verificare è un’associazione scorretta tra una sensazione fisica interna del bambino, il dolore al pancino, e il significato esterno attribuito dalla madre, la fame, che la porta a rispondere in maniera non adeguata al bisogno del piccolo di quel momento.

Questo atteggiamento, se ripetuto nel tempo, può portare il bambino ad associare il suo disagio fisico al cibo e arrivare ad attribuirgli un valore di “cura” che in realtà il cibo non ha.

Questo può essere pericoloso perché non risolvendo il problema (mangiando non passa il dolore alla pancia), può venirsi ad instaurare un circolo vizioso che porta il bambino ad un’assunzione sregolata di cibo con conseguenze importanti sul suo sviluppo sia fisico sia psicologico.

Se pensiamo anche a quanto, con la crescita, sia sempre più complesso modificare le abitudini alimentari, e di conseguenza i messaggi emotivi associati, si può capire quanto sia importante conoscere i principi di una sana educazione alimentare e comprendere i significati psicologici che accompagnano le varie modalità e abitudini alimentari.

Proprio per questo è quindi importante guidare ragazzi e bambini, sin da quando sono piccoli, verso abitudini alimentari sane e corrette.

 I recenti dati statici Istat sono purtroppo allarmanti e sottolineano un’importante crescita dell’obesità infantile e adolescenziale. Sempre più bambini e ragazzi fanno un uso poco, se non per nulla, controllato dei fatidici “junk food” (hamburger, patatine, salse, bibite gassate, merendine…) e allo stesso tempo sembra essere diminuita la pratica sportiva con aumento della sedentarietà. Sicuramente l’impatto delle nuove tecnologie sulle abitudini quotidiane ha avuto una notevole influenza: pensiamo a noi adulti, quanto tempo al giorno passiamo semplicemente seduti in ufficio durante una pausa o sul divano per controllare le notifiche dei vari social network?Immaginiamo quanto tempo possano passare i ragazzi davanti agli schermi per giocare alle moderne console?

Il consiglio che ci permettiamo di dare è quello di cercare di gestire “il momento pasto” con i tempi giusti, dando al bambino la possibilità di rendersi conto di quale cibo ha nel piatto, di sentirne il gusto e di non essere distratto magari dal cartone animato preferito o dal programma tv del momento.

L’educazione alimentare deve avvenire per gradi, non c’è bisogno di vietare categoricamente delle categorie di cibi ma si possono apportare cambiamenti salutari per tutta la famiglia, promuovendo delle piccole modifiche e non troppo veloci (ad esempio sostituire una bevanda zuccherata con qualcosa di più salutare o fare una merenda #homemade per sostituire le merendine confezionate).

Valentina e Sonia sono a disposizione per laboratori interattivi per i più piccoli e per incontri personalizzati con i genitori e/o insegnanti interessati all’argomento. 

Per saperne di più del nostro progetto vi invitiamo a leggere la pagina dedicata

Potete scriverci alla mail alimentiamolamente@gmail.com

Come la Mindful Eating può aiutarci a crescere?

Come la Mindful Eating può aiutarci a crescere?

Questa è la domanda a cui la Dott.ssa Mara PavanelPsicologa e Psicoterapeuta del Comportamento Alimentare cercherà di rispondere.  Ancora una volta sono lieta di poter pubblicare un suo articolo sul mio blog in quanto reputo la Mindful Eating uno strumento davvero utile e interessante per imparare a gestire le nostre abitudini quotidiane con il cibo.

Buona lettura!


Lavorando con persone che hanno problemi con il peso/il cibo, sento spesso due tipi di lamentela: “Ho sempre fame!” oppure “Ho paura di avere fame!”.

In entrambi i casi, il risultato è che la persona finisce per mangiare tutto il giorno (il cosiddetto “grazing”, brucare), con ovvie conseguenze sul peso ma anche sulle emozioni; in entrambi i casi, infatti, spesso le persone si sentono prive di controllo sulle loro abitudini alimentari.

Come affrontiamo queste situazioni con la Mindful Eating?

Quando mi trovo di fronte una persona che lamenta una fame incessante, il primo passo che compio è quello di aiutarla a chiedersi: “Di cosa ho davvero fame?”. Esistono molti tipi di fame diversi, solo alcuni hanno a che fare con le esigenze del nostro organismo e sono quelle che dovremmo affrontare mangiando. Gli altri tipi, invece, sono legati a influenze esterne, come il mangiare quando mangiano gli altri, oppure interne, ad esempio la fame del cuore o nervosa, quando il cibo diventa un modo per placare/allontanare stati emotivi poco tollerati.

Con la Mindful Eating, si lavora sulla consapevolezza di quei fattori che influenzano il modo di alimentarci, si impara a riconoscere queste diverse istanze, per poi rompere i circoli alimentari viziosi che ne derivano e che creano disagio. Il risultato più immediato è che la persona recupera il senso di quello che le succede, capisce che quello che fa nasce da un bisogno, non è “strano” o “stupido”. Con l’esercizio della Mindful Eating, poi, ognuno con i suoi tempi, apprende a onorare il proprio corpo e a prestare attenzione a se stessi e alle proprie esigenze, e, così, trovare il modo migliore, specifico per ciascuno di noi, di soddisfare queste esigenze, senza più sentirsi in conflitto ma finalmente in grado di scegliere.

L’altra situazione tipica riguarda invece quelle persone che mangiano in continuazione perché hanno paura di provare fame. Nella nostra società, è un rischio praticamente nullo, il cibo è a disposizione ovunque e ad ogni ora. I miei nonni, invece, la conoscevano molto bene, l’ avevano davvero provata, e ancora mio padre mi ha raccontato che, da bambino, non era sempre sicuro di avere da mangiare. Io, e tutti noi da una certa generazione in poi, non sappiamo cosa significhi rischiare di non poter mangiare. Alcuni, poi, tollerano male quel senso di “vuoto” che la fame comporta, e corrono a riempirsi, tanto che in molti non sanno neppure riconoscerla, non si concedono nemmeno il tempo di provarla e quindi non hanno idea di come si manifesti.

Nella Mindful Eating impariamo che la fame ha un suo senso che va accolto; è il modo con cui il nostro corpo ci parla, con cui ci dice di cosa necessita e quando. E impariamo che, per ascoltarlo dobbiamo rischiare il disagio del silenzio. Vale per il corpo: svuotare è altrettanto importante che riempire; uno stomaco sempre pieno è uno stomaco che non riposa mai, che non prova mai il piacere di riempirsi ancora, una bocca sempre piena è una bocca che perde la capacità di apprezzare il cibo, che non è mai soddisfatta. Vale per la mente: le idee migliori vengono quando la mente è calma (a me spesso durante la meditazione), solo una mente che alterna lavoro e riposo può funzionare a pieno regime. Ma per farlo, dobbiamo imparare ad accettare il rischio di provare il disagio di non fare nulla, perché solo nel disagio c’è crescita.

Con la Mindful Eating, fermiamo mente e corpo per ascoltarci: per capire davvero cosa fare, dobbiamo imparare anzitutto a non fare nulla.

Dott.ssa Mara Pavanel

 


Vi ricordo che il 12 Settembre 2019 parte il Primo Corso di Mindful Eating – presso lo Studio BioNutriForm di #viapalestro,2 – Mede (PV). Per chi volesse avere informazioni più dettagliate vi invito a visitare la pagina dedicata a questo link

Mangiare per piacere si può (?)

E’ con molto piacere che pubblico sul Blog di BioNutriForm un secondo articolo che ha scritto per NOI la mia collega (e amica) Dott.ssa Mara Pavanel – Psicologa e Psicoterapeuta del Comportamento Alimentare

Mara è un volto noto a Mede per chi ha seguito i seminari organizzati all’interno del progetto Alimentiamo La Mente e vi anticipo che presto ci saranno altre novità molto interessanti (e soprattutto innovative!) – Stay Tuned!!

Inoltre, vi invito a leggere (per chi non lo avesse già fatto) l’articolo che ha precedentemente scritto per noi: “Seguire una dieta: I consigli della psicologa”

Vi lascio all’articolo che ha scritto, in parte ispirandosi, al mio post “Parole in libertà” che potete trovare nella Nuova Sezione del Blog di BioNutriForm “Il diario di una nutrizionista”

Buona lettura!

La vostra #nutri

Valentina

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Sono stata ispirata da ciò che la Dott.ssa Leva ha scritto nel suo post da “insonne”, ne “Il diario di una nutrizionista” sul Blog di BioNutriForm. Mi è molto piaciuto il punto in cui dice: “io vorrei che l’alimentazione torni ad essere ( o diventi!) un piacere e non un dovere”. Questa osservazione mi ha molto fatto riflettere sul fatto che davvero la nostra è una società un po’ schizofrenica!

Da un lato ci mettono sotto il naso una gran quantità di cibi buonissimi e appetitosi, ma dall’altro ci dicono che un sana alimentazione è “togliere”: togliere zuccheri, togliere sale, togliere grassi…ci sentiamo in colpa se mangiamo ciò che ci piace e ci sentiamo insoddisfatti se mangiamo cibi considerati salutari! Così mangiare per molti è diventato è diventata un’attività che crea ansia e conflitti. Non sto dicendo che essere attenti alla nostra alimentazione non sia importante, certamente leggere le etichette e informarsi sono tutte ottime abitudini. Sto dicendo che possiamo farlo partendo però da un atteggiamento più rilassato e da un rapporto più sereno con il cibo.

Il problema, ovviamente, non è il cibo in sé ma il pensiero sottostante che mangiare per piacere significhi perdere il controllo, autorizzarsi ad esagerare, soprattutto se abbiamo a che fare con i cibi più buoni e quindi proibiti. È’ vero proprio il contrario: per mangiare correttamente, non ho bisogno di controllarmi ma di conoscermi. Nel momento in cui sono in connessione con il mio corpo e il suo funzionamento, non corro il rischio di esagerare, perché il mio corpo sa quando è il momento di iniziare a mangiare e quando devo fermarmi.

È proprio quando mi lascio libero che posso mangiare senza rischiare di esagerare, perché mi fido del mio corpo e lo ascolto. E’ ciò che insegna la Mindful Eating: prestare piena attenzione all’esperienza del momento, alle caratteristiche dei cibi e all’effetto che hanno sul mio corpo e ai segnali che questo mi manda. E’ un approccio all’alimentazione che non si concentra, infatti, su cosa mangiare ma sul come mangiare. Non ci sono cibi giusti o sbagliati, ma solo cibi mangiati più o meno consapevolmente: quando mangio prestando attenzione all’esperienza che sto facendo, traggo maggiore soddisfazione dai cibi.

Ci avete fatto caso?

Spesso i cibi che diciamo essere i nostri preferiti e che di solito sono anche quelli “proibiti”, sono propri gli stessi alimenti che “buttiamo giù” senza nemmeno accorgercene, come le classiche patatine o le noccioline. Se io mangio consapevolmente, assaporando il cibo in ogni suo aspetto dando la mia totale attenzione non solo al gusto ma anche all’aspetto, il profumo, la consistenza, persino il rumore, è più facile che mi sazi prima, specie se il cibo in questione è molto saporito e calorico, perché ne faccio un’esperienza più piena.

Con la Mindful Eating

impariamo a connetterci al nostro corpo, alla sua naturale capacità di indicarci come alimentarci correttamente e a trarre piacere dall’atto di nutrirci, perché il cibo viene davvero assaporato in ogni suo aspetto.

Concludendo, per mangiare “bene”, non dobbiamo necessariamente soffrire e punire il nostro corpo, anzi: le persone che hanno un’alimentazione sana sono persone che hanno un rapporto rilassato, flessibile verso ogni tipo di cibo e la capacità di ascoltare e di fidarsi del proprio corpo.

Dott.ssa Mara Pavanel

Psicologa Psicoterapeuta del comportamento alimentare