barbecue-123668_640

Il caso: La Carne Rossa

Ho voluto iniziare l’articolo con un video che mettesse in chiaro l’allarme lanciato dall’OMS (l’Organizzazione mondiale della Sanità). Lo studio pubblicato su Lancet Oncology, include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavallo e capra.

Al giudizio finale, perché di questo si tratta, si è arrivati dunque dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema (pare che comprendano studi degli ultimi 20 anni!). steak-693310_640Il gruppo di ricerca ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa.

Il gruppo 1 è un insieme di circa 115 sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta: come il fumo, l’amianto, l’arsenico e il benzene. Gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

pork-69429_640Vorrei chiarire che, per carne lavorata si intendono tutti quei tipi di carne che sono sottoposti a differenti trasformazioni attraverso ad esempio processi di salatura, fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione! Esempi di carni lavorate includono  gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.

Ovviamente la notizia ha scatenato allarmismi nella popolazione mondiale e una serie di diversi punti di vista da esperti in materia di alimentazione, tumori e salute.

Carmine Pintopresidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) pone un freno agli allarmismi. Pinto spiega che i dati rilasciati dalla Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, parte dell’Oms) erano noti da tempo, ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti – carne lavorata – è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Secondo il presidente Aiom – “Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”.

Dello stesso parere è il professor Giorgio Calabrese, dietologo-nutrizionista e presidente del Comitato Nazionale Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute che è d’accordo sul fatto che gli alimenti di origine animale devono essere sempre tenuti sotto controllo e non bisogna mai eccedere nel loro consumo. “Detto questo – dice Calabrese – il problema della carne lavorata non è la carne in sè, ma appunto la sua lavorazione: sono le temperature molto alte e l’aggiunta di grassi che determinano il problema”. Infine, viene data una certezza sui metodi utilizzati dall’industria italiana per la lavorazione della carne che “usa tecniche all’avanguardia, di altissimo livello”  – afferma il professore – “I prodotti sono tutti controllati e sicuri al cento per cento”.

Più drastico il commento dell’oncologo Umberto Veronesidirettore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, che da decenni ha scelto di intraprendere una dieta vegetariana e quindi di escludere completamente l’utilizzo di carne: “Il mio consiglio da vegetariano da sempre è quello di eliminare del tutto il consumo di carne, e questo per motivi etici e filosofici”.

Su questo argomento è difficile prendere le parti di qualcuno, penso che ognuno di noi prenderà una decisione basata più sull’istinto che sulle dichiarazioni, seppur illustri, che sono state fatte e che ho cercato di riportare per completezza di visione. Per darvi un mio modesto parere penso sempre che gli allarmismi esagerati non portano a nulla di costruttivo ma solo ad un panico generale. Di solito il panico fa prendere decisioni affrettate e senza della basi logiche. Ci sono davvero tanti fattori che possono influenzare lo sviluppo di un tumore (molti ancora da scoprire) che vanno dal consumo di tabacco, esposizione ad agenti cancerogeni, alcol, esposizione ai raggi ultravioletti e alle radiazioni ionizzanti fino agli inquinanti ambientali. Nonostante ciò, è corretto affermare che, l’utilizzo di carne rossa non deve essere esagerata (circa 300 gr la settimana) ma equilibrata all’interno di una dieta sana come afferma anche il professor Pier Luigi Rossi, Medico Specialista in Scienza della Alimentazione. I metodi di cottura sono molto importanti, è bene cucinarla a fuoco lento per non alterare le proprietà nutritive del prodotto. Evitate, invece, la cottura ad alte temperature o a diretto contatto con una fiamma o superfici calde, come barbecue o frittura perché aumentano alcuni tipi di sostanze chimiche cancerogene come gli idrocarburi.

Quindi, facciamo un bel respiro, e decidiamo come “digerire” questa notizia. Ognuno di noi può decidere di continuare a mangiare carne rossa secondo le sue abitudini come se nulla fosse stato dichiarato oppure eliminarla completamente dalla dieta come ha deciso di fare il professor Veronesi ( e altre circa 370 milioni di persone nel mondo). Moltissimi studi negli ultimi anni hanno messo in luce i benefici generali sulla salute di diete vegetariane a patto che siano rigorosamente controllate per garantire un completo apporto nutrizionale. E infine….c’è la “via di mezzo” ovvero limitare l’uso di carne rossa alle dosi consigliate.

A voi l’ardua decisione….

Alla prossima!

Valentina♥ 😉