L’effetto YO-YO

L’effetto YO-YO: ha implicazioni sia alimentari che psicologiche 

 

Nella pagina iniziale del mio Blog BioNutriForm ho scelto una frase che ha una grande importanza:

Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte.”

Molto spesso il cibo viene associato a degli eventi sociali; la cena di compleanno, il sabato sera con amici, il festeggiamento di una ricorrenza e molto altro. Quando ci troviamo in queste situazioni ci si sente appagati e soddisfatti e il benessere che ci dà il cibo è innegabile. In molti casi invece cerchiamo di resistere alle tentazioni, diventiamo “sportivi” dalla sera alla mattina, rinunciamo alle uscite sociali e….alla fine i chili di troppo non se ne vanno! Questo ci porta ad uno sconforto nelle nostre capacità e si comincia a pensare che tutta quella fatica non è servita a nulla.

Quello di cui stiamo parlando viene chiamato “effetto yo-yo” ed  è quello che capita a molte persone dopo aver fatto un lungo percorso di “diete restrittive”, quindi limitando alimenti sia nella quantità che nella qualità.

Quali sono le cause? Possiamo suddividerle in due categorie: Biologiche/Nutrizionali e Psicologiche.

Le cause Biologiche/Nutrizionali

Quasi il 90% delle persone che si sottopongono a diete drastiche riacquista il proprio peso entro 12 mesi dalla fine del percorso, inoltre, in alcuni casi, si riprende anche qualche chilo in più rispetto a quelli di partenza. Questo problema è spesso presente quando le diete sono molto ipocaloriche e sbilanciate nella composizione dei nutrienti, come ad esempio molte diete “fai-da-te” o di “tendenza” dove si eliminano quasi completamente i carboidrati a discapito di una grande quantità di proteine (I carboidrati non sempre sono i cattivi!!!)

La rapida perdita di peso comporta la perdita delle proteine della massa muscolare e di acqua presente nel muscolo, ma non della massa grassa. Per questo motivo, una volta tornati alle solite abitudini alimentari si tende inesorabilmente a recuperare il peso sotto forma di grasso.

Il problema non è solo il recupero del peso che, diciamoci la verità è la cosa che preoccupa maggiormente, è quello che le persone notano a livello visivo. Quello che non riusciamo ad osservare, ma che accade, è invece la tendenza a cambiare la composizione corporea: aumenta il grasso, diminuisce la massa magra che è responsabile dell’attività metabolica, ovvero quell’attività che ci consente di utilizzare le calorie introdotte.

Aumentare la massa grassa, in sostituzione di quella magra (conseguenza delle diete molto restrittive), non fa altro che causare un rallentamento del metabolismo e questo spiega perché sia così difficile, per molte persone, perdere peso anche quando seguono una dieta. Inoltre, esiste un altro meccanismo che concorre a farci recuperare il peso: il nostro corpo reagisce alla riduzione della mancanza di energia (e quindi di cibo) difendendosi in vari modi. Ad esempio abbassando, come già detto, il metabolismo e facendoci ridurre l’attività fisica. Si è proprio così: meno energia arriva più il corpo entra nella modalità “risparmio energetico”. Uno degli elementi considerati fondamentali per la perdita del peso come l’attività fisica tende spontaneamente a ridursi quando siamo a dieta. Ciò significa che, quando seguiamo una dieta restrittiva per lungo tempo il nostro corpo si difende e reagisce contro la nostra volontà.

Proprio nel novembre scorso è uscito uno studio molto interessante sulla rivista Nature che collega la ripresa del peso dopo una dieta con il microbioma intestinale. Il termine microbioma è in questo periodo “di tendenza”, stanno infatti uscendo molte ricerche che lo reputano coinvolto in molti disturbi e patologie e non sono altro che i miliardi di batteri che popolano il nostro intestino e che fino a poco tempo fa chiamavamo comunemente (ma erroneamente) “flora intestinale”.

I ricercatori hanno condotto uno studio sui topi: gli animali sono stati sottoposti a una dieta nella quale cibi normali venivano alternati ciclicamente ad alimenti ricchi di grassi. Sono state osservate in questo modo delle modifiche al microbioma intestinale che si ritrovavano anche dopo la perdita di peso nei topi obesi. Queste modifiche al microbioma, secondo lo studio, contribuivano poi a far riguadagnare ai roditori il peso perduto, in modo veloce, quando questi venivano di nuovo sottoposti ad una dieta ricca di grassi.

Non trovate ci sia qualche similutidine con quello che capita anche a noi dopo una dieta?

Lo studio ha osservato che dopo una dieta, il microbioma alterato contribuisce nell’intestino alla riduzione dei livelli di alcune sostanze che si trovano in natura in alcuni frutti e verdure, chiamate flavonoidi, e a ridurre anche il dispendio energetico. Le ricerche future esamineranno il potenziale uso clinico di flavonoidi e altri metaboliti bioattivi come possibili terapie per una gestione efficace del peso a lungo termine.

Le cause psicologiche

La dieta ha anche degli effetti psicologici che possono controbilanciare gli effetti positivi della perdita del peso corporeo.

Quando intraprendiamo qualsivoglia percorso di cambiamento, riponiamo in esso tutta una serie di aspettative delle quali ci rendiamo più o meno conto. Quando iniziamo una dieta dimagrante, ad esempio, ci viene automatico fare delle fantasie su come sarà il dopo ed anche su come andrà il durante (sarà difficile, non ce la farò mai, finalmente potrò entrare di nuovo nella taglia 42…). Questo accade perché la nostra mente funziona come una perfetta macchina del tempo: siamo bravissimi a fare congetture sul futuro o a rimuginare sul passato e questo ci porta purtroppo a perdere spesso il contatto con il momento presente.

Essere troppo focalizzati sul futuro (è quasi un mese che sto a dieta e ho perso solo un kg, quando perderò la prima taglia? Questa dieta non sta funzionando, non funzionerà, non dimagrirò mai…) durante un percorso dimagrante può essere davvero disfunzionale e deleterio in quanto questi brutti pensieri che la nostra mente ci pone davanti possono portarci a non seguire più lo schema alimentare con conseguente recupero del peso perso ed aumento di ansia e frustrazione.

L’aumento di ansia e frustrazione in questi casi può portare a vari tipi di comportamento che possono innescare il famoso “effetto yo-yo” il quale, sicuramente, non contribuisce a farci stare bene da nessun punto di vista: se iniziamo a prendere peso perché sfiduciati e diminuiamo drasticamente la quantità e la qualità di cibo, inizialmente ansia e frustrazione diminuiranno perché vedremo finalmente l’ago della bilancia scendere di nuovo ma nel lungo termine ci renderemo conto che 1) non possiamo mantenere a vita un regime alimentare così restrittivo (e state sicuri che anche per il più tenace di noi si rivelerà essere così) 2) una volta che sgarriamo anche solo di poco, l’ago della bilancia sale…ed ecco di nuovo ricominciare con il circolo vizioso di frustrazione, ansia e l’umore depresso che tornano a farci compagnia e a ripeterci quanto siamo falliti e quanto diventeremo grassi perché con noi le diete non funzionano.

Questo accade non perché siamo sbagliati, semplicemente perché siamo esseri umani e la nostra mente funziona così, proiettata nel futuro o persa nel passato (ah, com’ero bella e magra in questa foto, non tornerò mai più così), nel frattempo magari ci facciamo fuori un bustone di patatine perché in qualche modo ci offre sollievo momentaneo, salvo poi pesarsi e farsi prendere nuovamente dai sensi di colpa, ansia e frustrazione.

Cosa possiamo fare allora quando stiamo seguendo una dieta e siamo frustrati perché l’aspettativa che avevamo si rivela essere più lenta e statica del previsto?

Per prima cosa: facciamoci seguire da un nutrizionista ( non cadiamo nell’errore del “posso farcela da solo” o del “che figata la nuova dieta iperproteica senza carboidrati di Pincopallino che ho letto sul giornale Pincoquadratino e che ha fatto perdere 18 kg in 10 giorni alla Pincopina”). Ogni programma nutrizionale deve essere personalizzato, ciò che funziona per “Pincopina” non è detto che funzioni per te, anzi, molto probabile che otterremo l’effetto opposto.

Seconda cosa: ci sono numerose tecniche che possiamo imparare per affrontare più serenamente questo percorso e non farci catturare da ansia e frustrazione, ovviamente questa non è la sede più corretta per affrontarle ed impararle insieme ma vi assicuro che esistono e che noi psicologi del benessere esistiamo apposta per aiutarvi in questo cammino.

Al di là delle tecniche che ognuno potrà decidere se approfondire o no, quello che possiamo dirci quando ci vengono brutte idee in testa è questo: “sono qui, adesso, noto i miei pensieri, lascio andare le mie frustrazioni e continuo a muovermi verso quello che è importante per me”. Ragioniamo sul fatto che mangiare perché siamo frustrati per la non perdita di peso momentanea non ce ne farà perdere di più; restringere il nostro regime alimentare a lungo termine non funziona, anzi, peggiora le cose. I risultati arrivano se ci impegniamo ogni momento a raggiungere il nostro obiettivo.

Concludendo, quali sono dunque le cause psicologiche dell’effetto yo-yo? Sono i pensieri proiettati al futuro o fermi al passato che generano ansia, frustrazione ed umore depresso. Come li combattiamo? Allenandoci a rimanere concentrati nel momento presente e ad agire verso i nostri obiettivi.

Quali sono invece le conseguenze psicologiche dell’effetto yo-yo?

Sicuramente ansia, frustrazione ed umore depresso ed i circoli viziosi di cui abbiamo già discusso in questo articolo, in aggiunta c’è il calo di autostima ed auto-efficacia poiché inizieremo a sentirci incapaci di raggiungere il nostro obiettivo. L’effetto yo-yo avrà, inoltre, un grande impatto sulla nostra vita sociale in quanto essendo vittime del nostro stesso giudizio, ci sentiremo messi a giudizio anche dagli altri con conseguente rifiuto e ritiro sociale. L’effetto yo-yo è anche associato ad un aumento del rischio di sviluppare disturbi alimentari come anoressia e bulimia. Facciamo qualcosa per noi stessi cercando figure valide che siano in grado di seguirci e indirizzarci, e ricordiamo che, come disse Tolstoj:

“C’è un solo tempo importante, – ADESSO! È il tempo più importante perché è l’unico tempo su cui abbiamo potere”


Se volete potete trovare l’articolo di Nature di cui si parla nell’articolo a questo link

L’articolo è stato scritto dalla Dott.ssa Valentina LevaBiologa Nutrizionista e dalla Dott.ssa Federica GrassiPsicologa Clinica che sono responsabili anche del progetto PsEquAl appartenente al gruppo di lavoro di Kosmos.

Per maggiori informazioni o per contattarci vi invitiamo a visitare la pagina FB oppure il sito.

Differenti tipi di oli: facciamo chiarezza?

Ciao a tutti,

qualche tempo fa mi è stato chiesto di provare a scrivere un articolo che faccia un po’ di chiarezza sui differenti tipi di oli presenti in commercio, in alternativa al classico e noto olio extravergine di oliva.  E’ molto difficile sintetizzare le differenti caratteristiche di ognuno, ma ci provo! Spero possa esservi utile!

Olio di Semi di Girasole

olio-di-semi-di-girasoleE’ un olio molto utilizzato in cucina per la preparazione di emulsioni, maionese, dolci e fritture; la ragione principale è il costo decisamente inferiore rispetto a quello del più prezioso olio di oliva. Negli ultimi decenni è stata introdotta in commercio una qualità di olio di semi di girasole ottenuta da piante ad alto contenuto di acido oleico. Più acido oleico vuol dire maggiore resistenza alle temperature elevate, per questo motivo sarebbe più opportuno utilizzare l’olio di semi di girasole ad alto contenuto di acido oleico per fritture o dolci da cuocere in forno.

I semi di girasole sono ricchi di vitamina E, purtroppo parte di essa si perde durante il processo di raffinazione cui l’olio viene sottoposto per renderlo adatto alla cottura. La vitamina E è un potente antiossidante ed è indispensabile per mantenere in salute il sistema immunitario e per il buon funzionamento muscolare.

Nell’olio di semi di girasole è presente un alto contenuto di Omega-6 (Acido linoleico) e questo può rappresentare un rischio soprattutto per le persone che hanno un problema di peso o per individui che hanno il colesterolo alto. Se l’olio di semi di girasole è assunto in modo eccessivo senza che la dose di Omega-3 venga aumentata in modo proporzionale, si possono verificare degli squilibri di acidi grassi nel corpo.

Utilizzo in cosmesi: essendo ricco di antiossidanti è un ottimo antirughe, è antibatterico e quindi utile nella prevenzione dell’acne, dona elasticità alla cute e aiuta a prevenire le smagliature.

Olio di Semi di Lino

olio-di-semi-di-linoE’ consigliato nella dieta contro il colesterolo alto in quanto aiuta a ridurre il colesterolo LDL, ha delle proprietà antiossidanti che aiutano a preservare la salute cardiovascolare.  All’olio di semi di lino sono attribuite proprietà stimolanti per il sistema immunitario. Può essere utilizzato anche dai bambini, sin dallo svezzamento, e contribuisce allo sviluppo del cervello grazie alla notevole presenza di fosfolipidi. Favorisce la funzionalità intestinale ed è un ottimo integratore nelle diete vegetariane e vegane.

L’olio di semi di lino va consumato crudo per non alterarne le proprietà organolettiche, può essere utilizzato per condire insalate, arricchire minestre o rendere più nutriente la colazione.  [Un buona idea per la colazione? Aggiungere uno o due cucchiai di olio di semi di lino ad una ciotola di yogurt e cereali – tenete presente che due cucchiai è la dose massima giornaliera consigliata!].

Deve essere conservato in frigorifero, è sensibile al calore e alla luce e all’aria, quindi la confezione deve essere di colore scuro, preferibilmente in vetro, e chiusa molto bene dopo ogni utilizzo. Può essere conservato in questo modo per circa 30 giorni. Dopo questo periodo non è più consigliabile l’uso alimentare ma può essere utilizzato per la cosmesi: sulla pelle e sui capelli ad esempio.

Olio di Mais

olio-di-maisL’olio di mais è estratto dalla parte germogliativa (chiamata germe) della cariosside del seme della pianta di mais o granturco. Ha un colore scuro, rosso ambrato e solo dopo la raffinazione acquisisce un aspetto chiaro e limpido.  La soglia di temperatura è 140°C e per questa sua caratteristica può essere usato per la cottura di fritti, anche se resta migliore l’olio di oliva.

E’ ricco di Omega-6 e Omega-9, al contrario è privo di Omega-3. Questo ci porta a dover integrare gli Omega-3 con la dieta come per l’olio di semi di girasole. Sono stati ritrovati i fitosteroli vegetali nella sua composizione e questo porta benefici dal punto di vista della gestione dei livelli di colesterolo nel sangue e di conseguenza minor rischio di malattie cardiovascolari. Contiene inoltre una buona dose di vitamina E utile per migliorare alcune dermatosi e problemi della pelle come eczemi e arrossamenti, anche nei bambini. L’olio di mais ha una buona azione lassativa grazie al fatto che a livello intestinale si abbassa il suo assorbimento. Questo comporta una sua eliminazione con la massa fecale che risulterà più morbida favorendo lo svuotamento meccanico e facilitando nei casi di stitichezza.

Utilizzo in cosmesi: base come olio da massaggi, per creme nutrienti per le pelli sensibili e secche. Viene anche utilizzato come base per lozioni dopo-sole. Riguardo la pelle, la proprietà più apprezzata è il donare elasticità all’epidermide e renderla morbida ed idratata.

Olio di Semi di Sesamo

olio-di-sesamoE’ estratto dalla pianta di sesami e il colore del seme può essere bianco o nero a seconda della varietà e l’olio che si ottiene cambia leggermente a seconda del tipo di seme di origine.

L’olio di sesamo è fonte di acidi grassi essenziali Omega-3 e Omega-6. E’ fonte di numerosi sali minerali come Ferro, Fosforo, Magnesio, Rame e Calcio. La forte presenza di Calcio lo rendono un buon integratore per bambini in fase di crescita e per gli anziani per prevenire l’osteoporosi. Contiene vitamine con prevalenza A, E e del gruppo B (B1,B2,B3).

Viene principalmente utilizzato crudo come condimento per insalate, pasta, risotti a fine cottura e anche in alcune ricette di dolci. Il sapore dell’olio di sesamo viene descritto con una predominante nota dolce iniziale, un leggero gusto aggiuntivo stringente e sulla parte terminale rilascia una nota calda.

Utilizzo in cosmesi: nel campo delle cure naturali ha la particolare caratteristica di assorbire con estrema facilità le proprietà delle erbe con cui viene a contatto e di veicolarle rinforzando l’azione di intervento che sia rivolta alla creazione di un prodotto per la salute  o come cosmetico per la bellezza. Viene applicato direttamente sulla pelle arrossata per curare: scottature da sole, infiammazioni, eczemi, eritemi e irritazione da pannolino nei bambini.

Olio di Soia

olio-di-soiaE’ ricco di acidi grassi polinsaturi tra cui acido linoleico e alfa-linoleico. Vi si trovano anche acidi saturi, come acido palmitico e stearico. Ha discrete proprietà nel combattere il colesterolo LDL in virtù delle piccole dosi di lecitina che contiene.

Viene consumato crudo, non è indicato per la cottura degli alimenti, se fritto sprigiona una sostanza altamente tossica. Si impiega per la produzione della margarina, di salse e condimenti industriali. Va conservato in frigorifero e in bottiglie di vetro per impedirne la rapida ossidazione.

E’ bene fare un distinzione: l’olio di soia grezzo è ottenuto a freddo, è più ricco di nutrienti come vitamina E e lecitina e si trova nei negozi specializzati (anche on line), erboristerie e centri del biologico. L’olio di soia raffinato, si trova comunemente negli scaffali del supermercato, a basso costo, lavorato e ha delle basse proprietà sia nutritive che terapeutiche.

Olio di Arachide

olio-di-arachideLa composizione dell’olio di arachidi è molto simile alla composizione dell’olio di oliva classico; contiene per più di metà acidi grassi monoinsaturi. L’olio non contiene proteine, carboidrati e zuccheri essendo estratto dai semi ottenendo solo la parte lipidica. Non contiene glutine ed è quindi utilizzabile per l’alimentazione dei celiaci. Contiene una buona dose di Vitamina E, vitamina K e molti tocoferoli (soprattutto tocoferolo gamma, associato alla salute cardiovascolare)

La conservazione deve avvenire sempre in recipienti ben chiusi per non farlo entrare in contatto con l’ambiente, al riparo da luce e fonti di calore.

Utilizzo in cosmesi: è utile per la pelle secca, eczemi e arrossamenti da pannolino per ammorbidire e lenire la pelle di bambini e anziani.

Olio di cocco

olio_di_coccoLa composizione è prevalentemente di acidi grassi saturi. L’acido laurico viene considerato l’acido grasso più digeribile per l’uomo, non necessita nemmeno degli acidi biliari e porta con se proprietà antimicrobiche e antifungine che proteggono e rinforzano l’organismo.

L’olio di cocco è termogenico, è cioè capace di aumentare il nostro metabolismo e quindi favorisce il calo di peso normalizzando i livelli di colesterolo e aiutando il sistema immunitario. L’olio di cocco può essere utilizzato in caso di trattamenti specifici contro la Candida (infezione fungina). Protegge il fegato da tossine e dall’alcool e di conseguenza anche i reni e la vescica sono mantenuti in equilibrio grazie alla sua azione detossificante.

Utilizzo in cosmesi: se applicato sulla pelle dona elasticità e morbidezza, ottimo come struccante per viso o come effetto crema idratante dopo la doccia.

Per quel che riguarda l’olio di palma credo sia necessario un articolo separato per trattare un tema molto discusso anche a livello mediatico, che prometto pubblicherò a breve! Nel frattempo spero di essere riuscita a farvi una piccola panoramica dei differenti tipi di olio presenti sul mercato e dei loro utilizzi.

A questo link trovate un articolo molto interessante che parla degli acidi grassi (trovate anche la spiegazione dei diversi tipi) in relazione all’obesità – pubblicato sul quotidiano on line La scuola di Ancel.

Nota: Vorrei chiarire, per correttezza, che nell’articolo ci sono solo delle indicazioni generali per differenziare i vari tipi di oli e le loro caratteristiche, questo per semplicità e chiarezza dei contenuti anche per i “non addetti ai lavori”. Ho, per questo motivo e anche per una maggior scorrevolezza nella lettura, limitato i termini specifici e omesso percentuali di composizione nutrizionale. Se qualcuno avesse domande più specifiche da pormi, utilizzi particolari o dubbi può contattarmi lasciando un commento o scrivermi in privato.

Valentina

Le bacche di Goji

Ciao a tutti!

Oggi parliamo delle bacche di Goji, un nome sempre più conosciuto e sempre più reperibile in diverse forme: integratori in capsule, bacche secche, tisane e molto altro….

Cosa sono?

bacche di gojiLe Bacche di Goji sono i frutti di una pianta (Lycium Barbarum L.) originaria degli altopiani asiatici di Cina, Tibet e Mongolia, è anche chiamata wolfberry. E’ un arbusto deciduo perenne della famiglia delle solanacee, la stessa famiglia di melanzane, pomodori, patate, peperoncino e peperoni, che cresce su viti rampicanti. I suoi piccoli frutti rossi sono apprezzati nel mondo per le loro riconosciute qualità terapeutiche e nutritive. Ricche di vitamine, sali minerali e aminoacidi, le bacche di Goji rappresentano un notevole energizzante naturale. La virtù principale del Goji risiede tuttavia nei suoi 4 polisaccaridi LBP (Lycium Barbarum Polysaccharides). Gli LBP sono unici al mondo, presenti esclusivamente in questa pianta, ed hanno notevoli proprietà antidegenerative. I polisaccaridi delle bacche di Goji sostengono e rinforzano il sistema immunitario.

Sono dolci al palato e si contraddistinguono per un particolare retrogusto dolce-amaro. Affinché il prodotto detenga le caratteristiche nutritive e le proprietà terapeutiche di origine, deve essere accuratamente confezionato in modo da essere protetto da luce solare e umidità. Oggi si trova disponibile sul mercato anche in confezioni di plastica o vetro trasparenti, totalmente inadeguati a custodire le proprietà di questo frutto. Prestate attenzione prima di comprarle, sul mercato si trovano molte bacche di Goji essiccate, che provengono da raccolti vecchi, mal conservate o estremamente piccole. Bacche vecchie si distinguono per essere molto piccole, piuttosto secche, generalmente scure.

Quali benefici hanno?

I benefici delle bacche di Goji che sono descritti sono davvero innumerevoli ma credo sia doveroso elencare le più conosciute.

La prevenzione da malattie degenerative: contribuiscono alla riduzione del rischio di cancro, prevengono l’infarto, virus, funghi e parassiti e sono tra i frutti più ricchi di antiossidanti al mondo e per tale ragione contrastano l’attività nociva dei radicali liberi .

Forniscono sostegno all’organismo: agiscono da antiinfiammatorio, rafforzano il sistema immunitario (sono un ottimo sostituto 100% naturale al classico multivitaminico di sintesi), normalizzano la pressione sanguinea e agiscono per la protezione di occhi e pelle.

Agiscono contro malattie del sangue: riducono il colesterolo, stabilizzano a glicemia e contrastano il diabete

Ci sono molti studi scientifici che confermano i benefici delle bacche di Goji, ho deciso di riportarne uno riguardante l’applicazione di un preparato di polisaccaridi lycium barbarum (LBP) derivante dalle bacche di Goji a tumori. Nello studio effettuato presso la Second Military Medical Univerity a Shangai furono analizzati 79 pazienti affetti da tumori di diversi tipi allo stadio avanzato. Grazie alla somministrazione di una sostanza che aveva lo scopo di stimolare la produzione di globuli bianchi i tumori regredirono del 16%, ma associando a questo preparato i polisaccaridi lycium barbarum (LBP) la regressione dei tumori passò dal 16% al 41%.

Ci sono delle controindicazioni?

Il parere comune è che se la bacche di Goji vengono assunte nelle dose giornaliere consigliate non ci siano particolari controindicazioni da evidenziare. Ovviamente, ognuno di noi è diverso dagli altri e per questo motivo può avere delle diverse reazioni in concomitanza all’assunzione delle bacche di Goji. Un’ingestione di “dosi da cavallo”, passatemi il termine, può comportare un ovvio senso di sazietà e mancanza di appetito oppure, per chi soffre di diarrea potrebbe scatenare questo problema, infatti, le bacche di Goji vengono usate come rimedio contro la costipazione.

Una controindicazione delle bacche di Goji, è rappresentato dalla possibile interazione che il frutto potrebbe avere con l’uso di particolari farmaci. La corteccia della radice di Goji può interagire, ad esempio, con i farmaci contro la pressione alta, mentre nei soggetti che assumono farmaci per il diabete, la corteccia della radice di Goji può ridurre il livello di zuccheri nel sangue, causando svenimenti e/o mancamenti.

Come si assumono e in quali quantità?

I modi di assunzione variano a seconda del tipo di bacche scelte:

Bacche di Goji essiccate: è normalmente consigliato assumere un quantitativo di circa 25 g di bacche di Goji al giorno. Possono essere consumate da sole o, a proprio piacimento, in abbinamento ad altri alimenti (es. yogurt, cereali, insalate, macedonie).

Succo di Goji 100% puro: è normalmente consigliato assumere circa 20ml di succo di Goji 1 o 2 volte al giorno. Può essere assunto da solo o, secondo il proprio gusto, diluito in acqua o frullati di frutta fresca.

Estratto di Goji in capsule: se si tratta di un estratto secco titolato (fate sempre attenzione alla lista degli ingredienti) ovvero è di qualità, si è anche in possesso di una chiara indicazione della tipologia e della quantità di principi attivi presenti e normalmente è consigliato assumere 1 o 2 capsule di goji al giorno.

Queste sono solo delle indicazioni di dose generalizzate e non specifiche per ciascun prodotto che trovate in commercio. Quindi, prima di assumere le bacche di Goji, in qualsiasi modo è sempre raccomandato di controllare l’etichetta o foglietto illustrativo che accompagna la confezione con le quantità suggerite dalla ditta produttrice.

Spero di aver dato a tutti voi delle informazioni utili per farvi conoscere le proprietà delle bacche di Goji e soprattutto avervi fatto comprendere che, come per qualsiasi integratore o “novità del momento” bisogna informarsi sui reali benefici, controindicazioni e le corrette dosi da assumere per non incorrere in rischi per la propria salute.

A presto

Valentina ♥ 😉